Quante volte leggendo un fumetto avresti voluto avere il traduttore tra le mani -e non per abbracciarlo-? E quante altre volte ti sei appassionato così tanto a una storia da volerne assolutamente leggere la versione originale?

Il traduttore è un equilibrista. Saltella su un filo sospeso tra le montagne di Parole nella valle della Traduzione. Con pallottole di Bang! Vroom! Ooh! Zut! Blam! che gli vengono sparate contro.

A tenergli tesa la corda, da una parte ci sono i fanatici della traduzione, quelli che al Grande Cocomero di Charlie Brown preferiscono una Grande Zucca, dall’altra i terroristi delle onomatopee per cui l’Aargh! americano è diverso da Yearrgh! francese.

Fossero solo questi i problemi, qualcuno sussurra -meglio infatti non dirlo ad alta voce, soprattutto a quelli di Studio RAM che di traduzioni di fumetti se ne intendono e se vi sentono potrebbero incenerirvi con lo sguardo-…
C’è chi pensa che basti tradurre più o meno alla lettera per sfangarsela. Ecco, in quel più o meno l’equilibrista traduttore si gioca la vita, molto più spesso la carriera.

Prendiamo gli spazi per le parole, i balloons. Se in inglese o in tedesco basta una parola per esprimere un’idea difficilissima, magari in italiano servirebbero due righe. Come si fa? E se oltre al significato voglio trasmettere anche un tono? Per fortuna il fumetto non è fatto solo di parole ma anche di immagini e segni grafici che possono rendere vivo il tutto. Per quanto riguarda lo spazio si narrano storie di traduttori che sono partiti in pellegrinaggio sperando di ricevere un’illuminazione per strada. Alcuni non sono più tornati.

E infine, che si fa con i giochi di parole? Se esiste un corrispettivo nell’altra lingua allora si può tradurre, se non c’è e sei bravo te lo inventi (come la traduzione italiana di Lil’ Abner fatta da Ranieri Carano che si inventò una lingua per tradurre il dialetto hillbilly), se non sei bravo fai harakiri. E il traduttore-equilibrista cade e resta infilzato sulla cima delle montagne delle Parole.

Per fortuna il traduttore non è solo: spesso si formano squadre di disegnatori, grafici e copywriter pronti a fronteggiare come Power Rangers il pubblico. Dal loro scontro/incontro nasce l’intreccio della traduzione.

Ma poi alla fine chi glielo fa fare? Perché saltellare su un filo di una ragnatela, anche se riesci a portarti dietro gli amici, non è una cosa da niente. A qualcuno, come ai gatti, magari il vuoto non fa paura; qualcun altro, come si dice dei gatti, ha veramente nove vite o una faccia di bronzo, per cui le cadute gli fanno un baffo…Ma il traduttore regolare, quello senza troppe turbe mentali, cosa lo spinge lassù?

Loro non lo dicono per scaramanzia ma io ho il forte sospetto che sia la passione. Senza quella, chi te lo fa fare di continuare a camminare su un filo sotto il fuoco incrociato?