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Ti sembra facile creare un personaggio? Quante volte ti sarà capitato di sentire -forse anche pensare, nel silenzio della tua tana- quello lo potevo fare anch’io? Aspetta a perderti nei tuoi sogni di ricchezza, di royalties e prodotti dedicati, aspetta almeno di saperne un po’ di più.

La differenza, almeno la prima, tra una persona qualunque e un professionista incaricato di disegnare, anzi creare, un personaggio, è che una persona qualunque -tu probabilmente, io di sicuro- disegna e scarabocchia senza avere nessun cliente, lo fa per piacere. Certo potrà capitare di dare forma a un alter ego o a un personaggio carino ma difficilmente si riuscirà a renderlo commerciabile.

Esiste infatti un paradosso nel character design: il personaggio deve poter essere replicabile da altri disegnatori e quindi semplice eppure deve appunto avere carattere, essere riconoscibile, avere una personalità e magari dare una possibilità di identificazione. Penso ai Simpsons, mi ricordo in particolare una puntata in cui la famiglia di Matt Groening passava da una ambiente 2d a quello 3d e poi alla realtà parallela e infine a quella “reale”: i loro tratti si disfacevano e deformavano ma  restavano sempre riconoscibili. A proposito dei Simpsons poi, il loro papà racconta di aver deciso di farli gialli per renderli speciali, perché mettendosi nei panni dello spettatore ha voluto scommettere sull’effetto di curiosità di un’improvvisa macchia gialla in mezzo allo schermo. Eppure Bart non è altro che un rettangolo e un cerchio, Maggie ha per testa una stella strana, Marge è un cespuglio allungato. Tutti potremmo ridisegnarli, right? Però quanti di noi avrebbero potuto creare l’ambiente con tutti i personaggi e la storia della famiglia più politicamente scorretta degli ultimi 20 anni?

Chi fa character design infatti non disegna e basta, crea un mondo intero “un cunto di tutti li cunti” per tutte le avventure a venire. E non solo: crea appunto per un cliente che ha le sue pretese, suggerimenti, un proprio stile e una propria estetica. Quando allo Studio RAM hanno chiesto di immaginare e poi disegnare il Dr. Steve Hunters, il lavoro è stato lungo e tedioso. Sono stati provati decine e decine di disegni. Certo in questi casi l’esperienza aiuta, ma c’era comunque da fare una ricerca per capire quali personaggi fossero più “giusti” per un pubblico di bambini e quali elementi enfatizzare per dare espressione, carattere, al character (che non a caso si chiama così infatti). Una volta capito che il pubblico target erano i bambini e che il Dr. Steve Hunters (che prima non si chiamava perché non esisteva) era destinato a vivere con i suoi amici tante avventure a fumetti (e non solo!) dove scavava, faceva il paleontologo e si trovava tra i dinosauri, il disegnatore ha iniziato a guardare un po’ meglio -in obliquo, di sottecchi- questo cliente/persona lì in giacca che nella sua vita se n’era andato in giro per il mondo a scoprire fossili e raccogliere minerali. Mentre il cliente parlava, conoscendo la fantasia di quelli della RAM sarà stato così, il disegnatore ha cominciato a vederlo come un’Indiana Jones, con il cappellone e i pantaloni di tela chiara, gli stivaloni e il giubbotto mille tasche.

Dopo centinaia di prove, finalmente i colori c’erano, gli accessori pure, mancava però ancora qualcosa che facesse di Steve Hunters il Dr., quelnonsoche che lo rendesse simpatico e diverso: il mascellone, l’espressione aperta con gli occhi tondi e i capelli lunghi da vero esploratore. Se ci pensi, sono proprio gli accessori e le espressioni tipiche che differenziano i personaggi. Nel caso dei Peanuts questo è ancora più evidente perché senza vestiti e capelli Charlie Brown non è diverso da Piperita Patty, tutti loro di base hanno infatti un pallone per testa.

Il personaggio principale, la storia e l’ambiente nel quale si muove deve fare i conti anche con l’identità del marchio, i valori ai quali fa riferimento e la sua estetica. Per marchio o brand non si intende solo il logo ma tutto un insieme di elementi grafici, di composizione e struttura della pagina e la palette di colori usata. Ci sono anche qui delle regole da seguire: le linee morbide e tondeggianti trasmettono sensazioni diverse da quelle spigolose, colori caldi e freddi hanno significati più o meno inconsci diversi. Per questo motivo non troverai mai una pubblicità di wafer blu o uno manifesto per un dentifricio color senape. Alla fine, se tutti gli elementi sono coerenti tra di loro, il disegnatore deve porsi un ultimo problema: quello del futuro imprevedibile. Metti che il fumetto venda così tanto che il cliente ne voglia fare una rivista, un videogame in 3d e una serie di prodotti dedicati per la scuola e la cancelleria. Il personaggio deve poter essere adatto anche a fare questi salti da un canale all’altro, dal 2d al 3d.

Insomma, se vuoi fare character design devi essere semplice ma complicato, un po’ scrittore e un po’ visionario ma anche attento alle questioni di marketing…Ora, sei ancora convinto che sia così facile creare un personaggio, una storia, un ambiente che sia o che sembri mettere d’accordo e in sintonia tutto quanto?

Lo dicevo io, SEMBRA facile…