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Qualche giorno fa il nostro studio ha organizzato un workshop sulla facilitazione grafica all’interno del seminario conclusivo del progetto europeo esperantista Train the Trainer.
È stata l’occasione per mettere in pratica ciò che è stato detto all’interno del workshop, mostrando come l’interazione  tra voce e disegno riesca a catturare e trattenere l’attenzione meglio di altre forme di comunicazione.
Perché l’uso di parole, simboli e immagini è più efficace delle sole parole?
Perché le immagini non annoiano ma anzi stimolano la memoria, coinvolgimento e creatività. L’immagine influisce infatti sull’emisfero destro del cervello, quello della creatività, memoria e intuizione. Ed è proprio grazie all’intuizione che le immagini non annoiano.
Perché la graphic facilitation costruisce dei ponti che aiutano la comunicazione.
Perché immagini e dati sintetizzano e raccontano.
Perché infine il disegno è sempre più universale, anche se va fatta particolare attenzione a possibili diversi contesti culturali che possono generare diverse interpretazioni di un disegno o di una determinata situazione. Il disegno è tendenzialmente universale perché attiva due meccanismi: quello dell’anticipazione e quello del completamento. La nostra mente tende ad anticipare lo sviluppo di un segno e a completarlo: per questo spesso non riusciamo a togliere gli occhi di dosso dall’artista che produce un quadro in estemporanea.

Abbiamo proposto tre forme di facilitazione grafica, ognuna di esse è più indicata in alcuni contesti più di altri: il graphic recording, il mind mapping e il videoscribing.

Il graphic recording o reportage illustrato è utile durante conferenze e meeting e invoglia l’audience a una partecipazione attiva perché la coinvolge sottoponendole domande e mostrando cosa sta succedendo durante l’incontro.
Il disegnatore ritrae quello che viene detto durante l’evento disegnando su una lavagna o sul computer connesso a un videoproiettore. Il disegnatore usa parole, simboli e disegni in modo tale da presentare al pubblico in modo sintetico e schematico la complessità dell’incontro.
Il disegnatore può seguire o meno una traccia che chi parla ha già condiviso con lui, può istigare il pubblico a collaborare nella ricerca del simbolo o immagine migliore per esprimere un concetto. In questo caso, la stimolazione della partecipazione del pubblico aiuta sia l’attenzione, sia lo spirito di collaborazione tra i partecipanti al fine di creare una narrazione unica dell’evento stesso.

Le mappe mentali sono utili per chi vuole rappresentare graficamente un pensiero. Anche queste aiutano la condivisione di informazioni, la loro circolazione e memorizzazione. Immagini e colori sono qui usati per chiarire passaggi, evidenziare le associazioni tra idee e la loro gerarchia. I rami che si sviluppano intorno a un’idea o parola centrale infatti sono in relazione l’uno con l’altro mentre all’interno dello stesso ramo le informazioni sono disposte secondo livelli gerarchici.
Le mappe mentali sono particolarmente usate quando si deve decidere o riflettere sulla struttura di un sito da fare, sul tipo di articoli per un blog e su attività di marketing da provare. È il passo che precede una tassonomia o un piano editoriale.

Le mappe mentali possono essere più schematiche e logiche oppure più emozionali, mettendo in evidenza elementi che possono non avere una diretta connessione tra loro ma, come avviene nei pensieri della nostra mente, possono coesistere. Questo strumento aiuta ad avere una visione più chiara di un determinato progetto, idea, problema e contemporaneamente mette in evidenza la complessa rete di relazioni o di azioni da attuare.

E poi il video scribing (o whiteboard animation). Esso consiste in un video che riprende le fasi di un disegno che si compone per mano di un disegnatore. La caratteristica identificativa di uno scribe solitamente è proprio quella di vedere le mani dell’autore mentre disegna. Il tutto mixato ad una voce over e a del testo che completano la narrazione.
Le tecniche di video scribing sono varie e spesso includono anche un mix di infografica e stop motion. In genere tutte hanno la caratteristica di spiegare o informare e sono molto utili quando si affrontano temi complessi, dall’economia alla salute. I video scribes presentano quindi le informazioni e idee complesse in modo da intrattenere l’audience e raccontare una storia, fanno cioè storytelling.
Ma a cosa serve raccontare storie?
La storia è la forma migliore per veicolare dati ma anche decisioni e conoscenze. Una storia soprattutto muove le emozioni del destinatario coinvolgendolo su un piano emotivo. Quando si condividono identità e credenze è più facile arrivare a una decisione condivisa, a un cambiamento, alla condivisione di significati e valori. La condivisione di un obiettivo o valore, una relazione, è poi il passo necessario che precede un’azione o che la influenza.

Alcuni studi hanno quantificato il risultato prodotto dalle diverse forme di facilitazione grafica.
A fronte di un investimento minimo, i risultati sono brillanti. Secondo lo studio “The power of video for small businesses”, il 96% degli adulti statunitensi intervistati trovano i video utili nel fare delle decisioni di acquisto. Il 73% del campione dichiara di essere più propenso a spendere dopo aver visto un video esplicativo e il 77% crede che le imprese che abbiano video online siano più vicine ai propri clienti.
Su un qualsiasi sito web la presenza di video riduce il tasso di rimbalzo di un terzo e aumenta della metà il tempo di permanenza, raddoppiando i guadagni.
Questi risultati sono mirabolanti, nessuna accortezza SEO o SEM eguaglia nel breve termine e nel costo la decisione di usare video nella propria pagina.