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Corto Maltese e l’Isola che non c’è

“Vedrai che un giorno troverai anche tu la tua isola del tesoro” – questa sono le ultime parole che il padre di Hugo Pratt regalò al figlio insieme a una copia del libro di Stevenson pochi minuti prima che scomparisse per sempre, incarcerato nelle prigioni di Sua Maestà.
Ovvio che quelle parole lo segnarono, se le portò dietro e addosso come le scarpe che ti seguono per anni ovunque per il mondo e non sai più se è il tuo piede ad averle segnate o se al contrario sono state loro a formare (sformare?) te.

In questi bollenti giorni di agosto ho prima assaggiato e poi ingoiato con furia tutte le storie di Corto Maltese che potevo portarmi dietro nello zaino con sacco a pelo e costume.
Corto/Pratt ha una capacità di trasportarti nel mondo, di farti viaggiare che si ritrova in certi autori americani o nelle storie di giornalisti inviati di guerra. Ma Corto per me è intriso di una melodia unica in tutte le storie: c’è una malinconia innominata in ogni arrivo e partenza, in ogni spazio esteso che sia l’oceano, la grande città o le montagne stese come coperte di giganti allettati sotto un cielo pesante.
E in molte storie Pratt stesso lo fa dire ai suoi personaggi, da notare che tutte le persone che incontra Corto riconoscono in lui una febbre che ha già una risposta. Tutti la conoscono, anche lui. La differenza è che lui continua a cercare pur conoscendo la verità razionale e ultima. Prima è l’addio con Bocca Dorata, una strega vudu a riconoscere in lui la domanda che gli muove i piedi:
-Allora, bel marinaio, parti?
-Sono costretto, non sono di quelli che mettono radici!
-Qui avresti trovato tutto quello che cerchi…Ma tu sei cieco come una talpa!
-Può darsi, ma è affar mio accorgermene.
-Ah, sì…sì. Ma ricordati di noi. Hai una casa qui. E non tornare troppo vecchio. Quel che cerchi non esiste.
-Come lo sai? Lo so per esperienza. leggi tutto…

Erotismo di carta: la mamma della Barbie faceva la vita

“Grazie a Dio anche in inverno si hanno le possibilità che di solito ci sono in costume da bagno” dice Lilli con le mutandine in vista mentre fa una giravolta sui pattini. Lilli, la superformosa protagonista del fumetto creato da Reinhard Beuthien per il giornale Bild di Amburgo nel 1952.
Chi l’avrebbe immaginato che Barbie, il femminismo e l’erotismo di una bambola per adulti avessero qualcosa in comune, e soprattutto che tutt’e tre queste cose fossero venute fuori da un fumetto? leggi tutto…

Business e non: perché un’immagine vale più di mille parole?

Qualche giorno fa il nostro studio ha organizzato un workshop sulla facilitazione grafica all’interno del seminario conclusivo del progetto europeo esperantista Train the Trainer.
È stata l’occasione per mettere in pratica ciò che è stato detto all’interno del workshop, mostrando come l’interazione  tra voce e disegno riesca a catturare e trattenere l’attenzione meglio di altre forme di comunicazione.
Perché l’uso di parole, simboli e immagini è più efficace delle sole parole?
Perché le immagini non annoiano ma anzi stimolano la memoria, coinvolgimento e creatività. leggi tutto…

Per mille coproliti! La storia del Dr Steve Hunters

Come si costruisce una storia? Da dove nasce? Per dirvelo, una storia ve la racconto io: la storia di una storia.

Quando Marco Tamagnini, boss e art director di Studio RAM partecipa a una riunione ha un modo tutto suo di ascoltare e pensare che potrebbe benissimo passare per una forma di autismo. Lui è fisicamente lì eppure disegna, seguendo il filo di certe sue particolarissime idee incomprensibili ai più. Poi si risveglia dal torpore e se ne esce con un’idea sputata non a mozzichi e strascichi ma tutta completa, piena di lampi ed estremamente grafica pure nella scelta delle parole. leggi tutto…